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SERGIO IL PATRIARCA ONLUS NON-PROFIT FOUNDATION


testata Fondazione Sergio the patriarch

LA TERRA CHE DONA, CHE ACCOGLIE UN’ESPERIENZA UMANITARIA

Terra che unisce le persone, i credi, le razze. L’intento di avvicinare culture e dogmatismi diversi perché siano superati in una visione più libera e serena di fratellanza.
Coltivare la Terra è prima di tutto non violenza e capacità di ascoltare il suo messaggio attraverso le piante e gli animali, risparmiati da ogni veleno chimico.
Il nostro modo di vedere la Fondazione è semplice e diretto come è sempre stata la vita contadina Vogliamo accogliere gratuitamente anziani bisognosi di riposo e affetto, perché trovino benessere nei campi e nei boschi. Invitare giovani in cerca della propria identità, per riconoscersi e crescere attraverso il messaggio della natura. Saranno ospitati per un mese in originali case di campagna in mezzo a vigneti, oliveti e boschi, sulla collina di San Gimignano nel cuore della Toscana. Nel corso della loro permanenza avranno l’occasione di conoscere il nostro modo di vivere e le nostre occupazioni quotidiane, trovandosi nella grande famiglia che vive e lavora a Montenidoli. Avranno poi l’opportunità di incontrare tutti gli amici di Montenidoli : geologi, biologi, agronomi, vignaioli e personaggi del vino.

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Fondazione Sergio Il Patriarca ONLUS

La grande famiglia del nostro piccolo pianeta
· Vincere la paura attraverso con la nostra terra.
· Riunire le ricchezze di religioni, culture, tradizioni diverse.
· Capire che siamo una grande famiglia e che dobbiamo curare il nostro piccolo pianeta.
Questo è lo scopo della Fondazione Sergio il Patriarca.
La Fondazione è situata in due poderi, circondati dal bosco, sulla collina sopra San Gimignano, che fronteggia il Chianti Classico, nel cuore della Toscana. La natura in questi luoghi offre tutta la sua perfezione, la sua bellezza. L’aria è pura e trasparente, in una quiete assoluta. Si sente respirare la terra e si è invasi dal magnetismo delle piante e della roccia cavernosa. E’ un luogo speciale, dove tutto trasmette nuovi messaggi. Una nuova energia pervade la mente, una nuova luce apre il cuore. Gli orizzonti personali si aprono verso nuovi traguardi. Sergio il Patriarca, il “Magister” era un semplice maestro di scuola ma un grande guaritore per bambini, giovani, adulti, anziani. Aveva l’abitudine di invitare allievi, amici, visitatori a passeggiare con lui in questa terra incantata. La sua conversazione era semplice e amichevole, ma che sapeva presto toccare e guarire le fragilità dell’interlocutore. Il suo parlare era fatto di pace e di argomenti ricchi di interesse: tutti ne erano colpiti. Tutti scoprivano nuove verità in se stessi e partivano pieni di coraggio e di nuovi scopi per la loro vita. Sergio è presto diventato “Il Patriarca” e ha lasciato a Montenidoli una preziosa eredità di amore e di reciproca comprensione. Il suo messaggio deve continuare nella Fondazione a lui dedicata. Per dare vita al nostro programma cerchiamo il supporto economico di generosi sostenitori.

LO SCOPO

Nei due poderi vogliamo ospitare per un mese anziani e giovani da tutto il mondo. Accogliere fino a 8 anziani, in pensione e con pochi mezzi, nel podere delle Pianore e 8 giovani in cerca di se stessi, con una discreta conoscenza della lingua inglese, nell’altro podere delle Pianorine. Questo mese di vita assieme deve essere condivisione e pausa tra passato e futuro. Durante i loro incontri gli anziani racconteranno delle loro esperienze, dei loro successi e delle loro traversie, nelle curve della loro vita, e di come le hanno superate. I giovani faranno sentire le esigenze dei tempi moderni, il loro modo di vedere il futuro. Culture, religioni, tradizioni, mestieri artigiani e industria, calligrafia e internet, distanze tra passato e futuro…radici nel passato…”radici nel futuro”… Gli anziani e i giovani ospiti faranno tutti parte della grande famiglia che vive e lavora a Montenidoli. Avranno l’occasione di incontrare gli amici di Montenidoli: geologi, biologi, agronomi, viticoltori, enologi. Uno scambio di vecchi e nuovi modi di vivere, arti del passato e conquiste del presente. On line le testimonianze di questi preziosi incontri da trasmettere in giro per il mondo.

IL RISULTATO

Gli anziani saranno felici di poter trasmettere le loro esperienze e la loro cultura. I giovani vedranno aprirsi nuovi orizzonti per il loro futuro. La Fondazione darà vita ad un modo migliore per capire le necessità della terra e l’importanza di conoscersi per creare amicizia e solidarietà tra gli uomini.

IL PROGRAMMA

Per 30 giorni di permanenza:
  • · Primo giorno dedicato all’accoglienza.
  • · Ultimo giorno per i saluti e i commenti di ognuno.
  • · Quattro giorni di visite in Toscana: città, musei, paesaggi in campagna, mercati, fiere artigiane.
  • · Ventiquattro giorni di raccoglimento nei due poderi sulla terra rossa del Triassico.
  • · Passeggiate nei boschi e nei vigneti per riavvicinarsi alla natura.
  • · Incontri per parlare della terra e del cambiamento del clima, con esperti di mineralogia, di geologia, di viticoltura e di enologia.
  • · Lezioni di yoga e di ginnastica. Riflessioni sull’arte e sui diversi modi di recepire la bellezza.
  • · Instaurare quella solidarietà che è alla base della nostra vita comune.

ORGANIZZAZIONE E SPESE

Per poter essere operativi, ecco le spese da sostenere:
  • · Scavare il pozzo per l’acqua, che si trova sotto 130 metri di roccia.
  • · Restaurare le due case per i giovani, nel podere delle Pianorine.
  • · Tutti gli accessori per mobili, riscaldamento, cucine.
Per l’assistenza agli ospiti:
  • · 2 persone a tempo pieno per pulizie e cucina
  • · 1 persona a tempo pieno per intrattenere e guidare
  • · 1 persona a tempo pieno per l’organizzazione e l’assistenza
  • · 2 pullmini con 2 autisti per 6 giorni

SOSTENITORI

Avranno una relazione precisa delle esigenze e dell’uso del danaro che avranno versato. La Fidanza, l’agriturismo di Montenidoli, li aspetta per una visita. Il Simposio della Fidanza è pronto per seminari e riunioni. Le grandi annate del vino di Montenidoli e i magnum del Triassico sono pronti per loro in cantina. E, la cosa più importante, sarà contribuire alla reciproca comprensione per la pace.

MEMORIE DI SERGIO DAI SUOI ALUNNI

Mi chiamo Antonino De Luca.
Sono nato in calabria in un paesino che si chiama San Costantino Calabro.
All’età di 7 anni con la mia famiglia numerosa mia madre Caterina la nonna Anna, le mie 7 sorelle ed un fratello ci traferiamo a Genova in centro storico Salita del Prione.
Ho frequentato la prima elementare in Calabria ma non avendo finito l'anno ho riiniziato le elementari in via Fieschi insieme a mio fratello Domenico.
Il primo giorno avevamo un po’ di paura non conoscevamo nessuno, siamo subito stati accolti dal maestro Sergio che immediatamente si è mostrato buono con noi.
Una parte di noi proveniva da zone diciamo della bassa, di origini meridionali ed anche se bambini già problematici con difficoltà sociali ed economiche -
In questo contesto il maestro Sergio ha fatto molto per tutti noi, trattandoci tutti allo stesso modo anche rispetto agli altri alunni benestanti.
Inizialmente a scuola non andavo frequentemente ricordo che insieme al mio compagno Cristofero ed altri ragazzi capitava di saltare scuola si andava dal giornalaio in via Fieschi e rubavamo i giornali per poi andarli a rivendere alla foce, il tempo passava e si faceva tardi.
Li vicino c'era il molo e i pescatori: se riuscivamo rubavamo le loro bici e andavamo a scuola mentre gli altri uscivano, facendo attenzione andavamo in sala mensa a mangiare e mentre gli altri facevano ricreazione andavamo nell'aula vuota per poi scappare dalla finestra al loro rientro.
Tutto questo non è durato per molto tempo, il maestro Sergio se n’è accorto ma senza rimproverarci ha iniziato a venire a prenderci a casa e finito scuola a riportarci.
Facevamo molte attività coinvolgendoci in lavori manuali, ricordo i plastici su Genova, le maschere di carta pesta e facevamo teatro.
Il suo modo ha fatto si che noi ci appassionassimo, Mentre facevano colazione, leggeva la storia, matematica e tutto diventava piacevole.
Finito a scuola nel pomeriggio abbiamo iniziato a frequentare la casa di Alessandro Palau un nostro compagno per continuare a preparare recite e lavoretti, ma principalmente era per non lasciarci per strada a delinquere. Sergio credeva in noi e lui per noi era diventato una figura importante.
In queste occasioni abbiamo conosciuto Elisabetta Fagiuoli la madre di Alessandro insieme a Sergio ci hanno fatto fare molte cose che non avremmo mai potuto fare.
Durante le ferie estive Elisabetta ci ha accolto nella sua casa a San Gimignano.
Ho molti ricordi piacevoli su queste vacanze. Si passeggiava nei boschi e li abbiamo costruito una casetta di legno sopra un albero dove passavamo ore a giocare, vicino alla casa c'era un laghetto con dentro i pesci il nostro divertimento era tirare le pietre.
Quando c'era il mercato a San Gimignano Elisabetta e Sergio ci portavano con loro essendo molto vivaci dovevano controllarci a vista toccavamo tutto.
Al rientro dopo pranzo ci facevano riposare e qui Sergio passeggiando nel corridoio leggeva dei capitoli di storia o libri, il mio preferito era Zanna Bianca. E cosi' ci addormentavamo, al risveglio dopo aver fatto merenda facevamo dei piccoli spettacoli tipo cappuccetto rosso io facevo il cacciatore. Stavamo sempre ad ascoltarlo il modo di leggere e parlare ci incantava rimanevamo a bocca aperta con i racconti della sua gioventù da partigiano, attraversava la valle a piedi per andare ad insegnare ai suoi alunni. La sera Sergio scriveva poesie fino a tarda ora.
Io ho passato dei momenti indimenticabili con loro. Crescendo hanno continuato a prendersi cura di me per allontanarmi dalle cattive compagnie, a 16 anni mi hanno aiutato a prendere il libretto di navigazione e così mi sono imbarcato, ho poi conosciuto mia moglie ed insieme alle mie figlie abbiamo continuato a frequentarci.
Elisabetta e Sergio sono stati la mia famiglia, io sono grato per tutto quello che hanno sempre fatto.
Antonino De Luca


Mi chiamo Claudio Barbieri.
Ho iniziato le elementari all’ ”Embriaco Fieschi” di Genova e lì ho conosciuto il mio maestro.
Per me era una forte emozione andare a scuola con tanti nuovi compagni ma in realtà ho capito in breve tempo che avevo la fortuna di avere un insegnante unico.
Sergio era un maestro innovativo rispetto agli altri, ci insegnava tante cose in maniera semplice, incuriosendoci e facendoci anche divertire.
Imparavamo le tabelline facendo le sfide tra di noi e in quarta e quinta classe ci aveva insegnato a fare il giornalino che per quei tempi era una cosa avveniristica.
Finite le elementari ci siamo lasciati ma dopo anni l’ho incontrato per caso a Genova.
Lui era andato in pensione a vivere con Elisabetta a Montenidoli ed abbiamo incominciato a frequentarci.
Sergio era carismatico ed esercitava su tutti un fascino particolare.
Siamo diventati grandi amici e l’ho capito ancora di più quando lo sono andato a trovare una delle ultime volte che l’ho visto.
Ricordo che gli avevo telefonato preannunciando la mia visita.
Lui mi rispose di andare alla domenica perché il sabato era a Roma a presentare il suo libro “Il lungo giorno del picchio”.
Andai quella domenica e mi accolse nel suo studio con il suo libro in mano e mi disse: “Questo è il mio libro e te lo voglio regalare”. Si sedette alla scrivania e mi scrisse nella prima pagina una dedica: “A Claudio, che ho conosciuto come allievo e nel corso degli anni ha saputo trasformarsi in un grande amico”.
Mi emozionai e non riuscii a proferire parola perché avevo un groppo alla gola. Lo abbracciai e mi > scesero sul viso delle lacrime sincere.
Claudio Barbieri


Mi chiamo Leopoldo Genova.
Eccoci qua a parlare ancora una volta di Sergio.
Sergio è stato tante cose, tante persone, tante vite, tante esperienze, ma sempre e solo tanto amore.
Tutto quello che ha toccato è stato amore.
Amore per la sua famiglia quando, bambino, faceva cose da bambino.
Amore per la Patria, quando da giovane ragazzo partigiano ha fatto cose da grandi, ha partecipato con fervore e abnegazione alla lotta per la libertà e la giustizia.
Amore per il suo lavoro di Maestro elementare, con il quale oltre a trasmettere gli insegnamenti dottrinali ha accompagnato con dolcezza, misurata per ognuno di loro, la crescita dei suoi alunni per cinque anni.
Amore poi per la Compagna della sua vita, Elisabetta, con la quale ha condiviso questo grande progetto di vita, di amore per la terra, per il lavoro dei campi, per gli animali e gli uomini, per la natura che con le sue fatiche e le sue stagioni da un senso al tutto.
Sergio è stato il mio Maestro elementare dal 1956 al 1961 alla scuola Embriaco Fieschi di Genova.
Erano gli anni del dopoguerra, della speranza … dopo tanto orrore.
I miei genitori erano più propensi a non parlare di quello che era successo … ma vicino a casa mia in Carignano c’erano ancora delle case crollate, le macerie … La speranza era però una sensazione forte che si respirava, era nell’aria.
Una nuova società fondata su fondamenti civici di libertà ed eguaglianza, di rispetto del prossimo, dell’accoglienza della solidarietà per i tuoi fratelli, i tuoi compagni. Questo ci insegnò il Maestro Sergio Muratori.
Il suo metodo di insegnamento consisteva nel dare spazio alla fantasia e alla libertà di noi bambini.
Quanti sono i ricordi delle cose che facevamo… ricordo le gite a Superga, il Museo Egizio di Torino e la corriera al ritorno a Genova rallegrata dalle canzoni di Santo.
Il nostro Giornalino di classe “il Grillo” dove ognuno di noi partecipava con articoli, disegni, racconti, vignette e anche cruciverba. E poi i laboratori di falegnameria con i miei compagni Claudio, Gianluigi e Giampiero, compagni di classe con i quali facevamo a gara per guadagnare la stella di Sceriffo! Premio che il Maestro concedeva ai meritevoli tutte le settimane!!
Ricordo la visita ad una tipografia dove lavorava il padre del mio compagno Elpidio che stampava un giornalino “il Monello” ne ricordo ancora l’odore delle rotative e dell’inchiostro!
E poi ancora le lezioni del maestro … una volta ci spiegò come si doveva piegare il giornale prima di montare sull’autobus, per poter leggere tutto l’articolo, durante il tragitto, senza disturbare gli altri passeggeri.
Lezioni di vita e di educazione civica, quella vera.
Ho un’immagine del Maestro, stampata nella memoria, che attraversa il cortile della Scuola, il passo sicuro, il sorriso sulle labbra, la sua giacca color cammello e io che lo guardavo con profonda ammirazione.
Il maestro era l’agricoltore. Già allora!
Egli prese le nostre anime e le segnò per sempre.
Con l’aratro delle sue parole incise dei solchi profondi e diritti.
Le nostre anime si allungavano come si allungava il solco, si amplificavano come si ampliava il campo arato e prendevano consapevolezza dell’infinito.
Le sue parole, i suoi sorrisi, la sua capacità di entrare nel profondo di ognuno di noi sono state il concime che ha arricchito la nostra vita.
L’ha resa poetica.
Ciao Grande Quercia
Il mio cuore è sempre lì con te
Leopoldo Genova